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L’IPOSPADIA
INTRODUZIONE
Il termine ipospadia deriva
dal greco hypo = sotto e spadon =
apertura; sta ad indicare un’anomalia dello sviluppo
dell’uretra anteriore che consiste nell’anomalo sbocco del
meato uretrale esterno prossimalmente alla sede normale sulla
faccia inferiore (o ventrale) del pene. Lo sbocco anomalo
dell’uretra può trovarsi sempre nel glande, in prossimità
dell’apice (forme distali) o in sedi molto variabili fino a
livello dello scroto o del perineo (forme prossimali).
La classificazione
dell'ipospadia si basa sulla posizione del meato; anche se
vengono ancora usati termini come prossimale, media e distale,
la maniera più corretta per descrivere un tipo di ipospadia è
quella di indicare l'esatta posizione del meato (es.:
ipospadia balanica [meato sulla faccia ventrale del glande],
peniena distale, media o prossimale [meato sulla faccia
ventrale dell’asta ad altezza variabile], scrotale [meato in
corrispondenza del rafe scrotale], perineale [meato a livello
del rafe perineale]).
Dal momento che all'ipospadia
si associa spesso l'incurvamento ventrale del pene, una
corretta descrizione dell'anomalia dovrebbe includere il grado
di incurvamento oltre che la posizione del meato.
L'incurvamento è evidenziato meglio mediante l’iniezione
diretta di soluzione fisiologica nei corpi cavernosi dopo aver
applicato un laccio alla base del pene (erezione artificiale).
Tale procedura viene eseguita in anestesia al momento
dell’intervento.
Il più antico testo di
medicina in cui venga descritta l’ipospadia risale al secondo
secolo avanti Cristo: è un testo di Galeno che fu il primo ad
usare il termine ipospadia. Nel corso del primo millennio il
principale trattamento per l’ipospadia consisteva
nell’amputazione del pene distalmente allo sbocco dell’uretra
(meato). Molti passi avanti sono stati fatti da allora e molti
autori hanno contribuito allo sviluppo del moderno trattamento
dell’ipospadia. A tutt’oggi nella letteratura medica sono
state descritte all’incirca 300 tecniche per la correzione
dell’ipospadia; sebbene la maggioranza dei lavori scientifici
si concentra negli ultimi 60 anni, di fatto i fondamenti di
ciascuna tecnica sono stati intuiti più di in secolo fa.
INCIDENZA
L’ipospadia si presenta con
una frequenza di 1/300 maschi. In molti Paesi è stato
osservato un aumento dell’incidenza dell’anomalia; in
particolare negli Stati Uniti l’incidenza è raddoppiata
nell’arco degli ultimi 20 anni; sebbene questo dato potrebbe
riflettere una maggiore sensibilità dei sistemi di
sorveglianza, questa da sola sembra insufficiente a spiegare
un aumento del 100%.

fig.1 Ipospadia mediopeniena
DIAGNOSI
La diagnosi di ipospadia è
basata sull’esame obiettivo alla nascita, sebbene talvolta
l’anomalia possa essere identificata anche con l’ecografia
prenatale. È buona norma ottenere un’anamnesi completa che
interessi la presenza di altri casi di ipospadia nella
famiglia e la presenza o meno di altre patologie associate.
In genere nel bambino con
ipospadia appaiono evidenti un prepuzio a forma di cappuccio o
di ventaglio (in quanto manca la parte ventrale) e un solco
nel glande, esteso dall’apice alla sede del meato ectopico. In
rari casi di ipospadia distale (detti “megameato con prepuzio
intatto”) il prepuzio può essere completo e l’ipospadia viene
notata solo durante l’adolescenza o in occasione della
circoncisione, nei Paesi dove questa è pratica routinaria.
Nel valutare un pene
ipospadico è di fondamentale importanza non limitarsi a
descrivere la posizione del meato ipospadico, in quanto la
gravità della malformazione può essere sottovalutata in
presenza di significativo incurvamento ventrale del pene.
L’incurvamento può essere immediatamente evidente o
evidenziabile solo durante l’erezione. Inoltre è necessario
valutare il grado di ipoplasia dell’ultimo tratto dell’uretra:
nei casi in cui questa sia presente può rendersi necessario
ricostruire un tratto di uretra più lungo rispetto a quello
che manca. Infine è importante valutare la configurazione e le
dimensioni del glande (che possono rendere più complessa la
ricostruzione) e la disponibilità di cute (ad esempio il
prepuzio) necessaria per l’intervento ricostruttivo.
Altre caratteristiche possono
essere evidenziate in presenza di pene ipospadico, come lo
scroto bifido (che presenta un solco lungo il rafe mediano) o
l’inversione penoscrotale (o scroto a scialle) che si ha
quando la cute rugata tipica dello scroto inizia lateralmente
e non inferiormente al pene, avvolgendolo in parte. Questi
aspetti talvolta possono essere la spia del fatto che il
paziente potrebbe essere affetto da un disturbo più complesso
della determinazione sessuale (anomalia di sviluppo a livello
cromosomico o gonadico) o della differenziazione genitale
(disturbo a livello ormonale o recettoriale). Questa
affermazione è altrettanto vera quando all’ipospadia si
associa il criptorchidismo mono- o bilaterale. In questi casi
prima di programmare la correzione dell’ipospadia è necessario
escludere che il bambino sia affetto da una condizione di
intersessualità.
Nelle forme più prossimali di
ipospadia si possono associare con una certa frequenza
anomalie congenite a carico dell’apparato urinario ed è quindi
opportuno escluderle mediante un’ecografia.

Fig.2 Ipospadia distale
CAUSE
A tutt’oggi non è nota
l’eziologia dell’ipospadia. Sono state proposte diverse
ipotesi che prendono in considerazione fattori genetici,
fattori endocrini e fattori ambientali.
Fattori genetici
L’osservazione che esiste un aumento di
incidenza dell’ipospadia di circa 8 volte tra i gemelli
monozigotici rispetto alla popolazione normale ha suggerito la
presenza di una predisposizione genetica. Questo reperto può
essere messo in relazione col fatto che due gemelli maschi
richiedono il doppio della quantità di hCG prodotta da una
singola placenta che può determinare un apporto inadeguato di
hCG nelle fasi critiche dello sviluppo dell’uretra.
Inoltre è stata notata una
tendenza alla familiarità nello sviluppo della malformazione.
Si è visto che i padri dei bambini affetti da ipospadia sono
affetti dalla malformazione nell’8% dei casi mentre i fratelli
di bambini affetti presentano anch’essi la malformazione nel
14% dei casi. È verosimile che si tratti di eredità poligenica.

Fig.3 Ipospadia scrotale
Fattori endocrini
Un ridotto livello di androgeni circolanti o l’incapacità da
parte dell’organismo di usare gli androgeni circolanti
(mancanza di risposta recettoriale) può determinare
l’ipospadia. In uno studio del 1997 (Aaronson) è stato
riscontrato un difetto nella produzione di testosterone nel
66% dei bambini affetti da forme lievi di ipospdia e nel 40%
di quelli affetti da forme gravi.
Nei pazienti affetti da ipospadia
sono state anche riscontrate delle mutazioni nell’enzima 5-a-reduttasi,
che converte il testosterone in un ormone più potente, il
diidrotestosterone: in uno studio del 1999 (Silver) circa il
10% dei bambini con ipospadia isolata presentavano la
mutazione in un solo allele del gene della 5-a-reduttasi.
Infine, sebbene le anomalie (deficit o alterazioni nella
struttura molecolare) dei recettori per gli androgeni possano
determinare l’ipospadia, questo meccanismo sembra molto raro
nel determinismo della malformazione.
Alcuni autori avrebbero notato una maggiore incidenza di
ipospadia nei bambini maschi concepiti in inverno, quando
l’effetto della luce diurna sulla funzione dell’ipofisi è
ridotto, influenzando quindi l’ambiente ormonale della madre e
del feto; tale associazione non è stata confermata da altri
studi.
I bambini nati da fertilizzazioni
in vitro sembrano presentare un aumento di 5 volte
dell’incidenza di ipospadia rispetto a gruppi di controllo;
ciò può essere dovuto all’effetto del progesterone che viene
normalmente somministrato alle mamme in questi protocolli.
Infatti il progesterone fuziona da substrato per l’enzima 5-a-reduttasi,
agendo così da inibitore competitivo nella reazione che
converte il testosterone in diidrotestosterone.
Fattori ambientali
Sono state formulate delle
ipotesi secondo le quali la normale regolazione endocrina può
essere alterata da fattori ambientali ed essere in causa nel
determinismo dell’ipospadia oltre che spiegare i motivi
dell’aumento della sua incidenza negli ultimi decenni.
Ad esempio è stato
dimostrato che gli estrogeni determinano un anomalo sviluppo
del pene in animali da laboratorio. Come è noto nelle società
industrializzate esiste un’ampia diffusione di sostanze
ambientali che contengono un’importante attività estrogenica;
tali sostanze vengono assunte dall’organismo come pesticidi
presenti su frutta e verdure, attraverso il latte di mucche da
latte che sono in gestazione, attraverso rivestimenti in
plastica che si trovano all’interno di lattine di metallo o
attraverso i farmaci.
PATOLOGIE ASSOCIATE
Il testicolo ritenuto e
l’ernia inguinale sono le due anomalie più frequentemente
associate all’ipospadia e vanno sempre tenute in
considerazione ed accuratamente ricercate durante l’esame
obiettivo di un bambino ipospadico. Da uno studio del 1981 (Khuri)
risulta che su più di 1000 bambini ipospadici esaminati
l’incidenza di ernia inguinale e di testicolo ritenuto era del
9% per ciascuna delle due anomalie. Nelle forme più gravi di
ipospadia l’incidenza di criptorchidismo può superare il 30%,
mentre quella di ernia inguinale può raggiungere anche il 20%.
Un aspetto molto importante
da prendere in considerazione è la presenza contemporanea
nello stesso paziente di ipospadia e criptorchidismo: tale
combinazione può essere la spia di una condizione di
intersessualità sottostante. Nel 1999 uno studio condotto da
Kaefer ha dimostrato che circa il 30% dei pazienti che
presentavano ipospadia e criptorchidismo mono- o bilaterale
erano affetti da una forma di intersessualità e che una
posizione più prossimale del meato uretrale era associata ad
una più alta percentuale di intersessualità. Nella suddetta
condizione, se entrambe le gonadi erano palpabili la
percentuale di bambini affetti da intersessualità era del 15%,
mentre se una delle due gonadi non era palpabile, la
possibilità di trovarsi di fronte ad uno stato intersessuale
saliva al 50%.
INDAGINI STRUMENTALI
Le anomalie congenite
dell’apparato urinario alto si associano raramente
all’ipospadia; pertanto, di fronte al paziente ipospadico, non
è giustificato eseguire indagini di routine allo scopo di
escluderle, a meno che non siano presenti anomalie a carico di
altri organi o apparati.
Ci sono tuttavia altre
condizioni (che interessano il tratto urinario inferiore) che
si presentano con maggiore frequenza (ad esempio reflusso
vescico-ureterale di basso grado o aumento di volume dell’utricolo
prostatico), ma che non comportano alcuna conseguenza se non
vengono riconosciute a meno che siano sintomatiche sin
dall’inizio.
TRATTAMENTO
Il trattamento dell’ipospadia
consiste nell’intervento correttivo la cui indicazione può
essere solo estetica o anche funzionale: più il meato uretrale
è posizionato prossimalmente maggiore è la possibilità che il
flusso urinario sia diretto verso il basso il che obbliga il
bambino ad urinare in posizione seduta. Questa anomalia è
accentuata quando all’ipospadia si associa anche
l’incurvamento dell’asta. È intuitivo pensare che anche la
fertilità può essere interessata nel momento in cui l’alterata
direzione in cui viene emesso l’eiaculato può precludere
un’efficace inseminazione oltre al fatto che l’incurvamento
ventrale del pene potrebbe impedire la penetrazione stessa.
Anche se le forme più distali di ipospadia possono apparire
insignificanti dal punto di vista fisiologico, oggi si tende
ad eseguire comunque l’intervento correttivo dal momento che
l’anomalia genitale può essere alla base di un disturbo
psicologico.
Gli obiettivi che ci si
propone nel trattamento dell’ipospadia sono i seguenti:
-
creare un pene dritto mediante la correzione
dell’incurvamento quando presente (ortoplastica);
-
creare un’uretra il cui meato sia posizionato all’apice
del glande (uretroplastica);
-
riconfigurare il glande in modo da dargli una più
naturale forma conica (glanduloplastica);
-
riuscire a ricoprire con la cute il pene in maniera
esteticamente accettabile e creare uno scroto di aspetto
normale nei casi in cui si presenti bifido.
Dal punto di vista
funzionale il pene ricostruito, oltre ad avere un aspetto
esteticamente accettabile dovrà consentire al paziente di
urinare in posizione eretta e di avere un normale rapporto
sessuale.
Quando procedere alla
correzione?
Prima degli anni ’80
l’intervento correttivo per l’ipospadia veniva intrapreso in
bambini di età superiore ai 3 anni; eseguire la chirurgia
genitale a questa età può generare disturbi psicologici
importanti nel bambino, che comportano comportamenti
aberranti, senso di colpa, e confusione nell’identità di
genere.
Attualmente viene accettato
dalla maggior parte dei chirurghi che si occupano
dell’argomento un range di età dai 6 ai 18 mesi per la
correzione; in questo modo si ottengono migliori risultati dal
punto di vista emotivo e psicologico a fronte di difficoltà
tecniche non significativamente aumentate.
Quale tipo di intervento
chirurgico?
Accennare a tutte o a gran
parte delle tecniche descritte per la correzione
dell’ipospadia richiederebbe un testo dedicato o un atlante
specialistico. Tuttavia nonostante siano estremamente
numerose, tutte le tecniche descritte fino ad oggi sottendono
alcuni principi di base ai quali possono essere ricondotte.
L’aspetto più complesso in questo tipo di chirurgia è proprio
scegliere adeguatamente il tipo di intervento per la specifica
forma di ipospadia che ci si trova ad affrontare. Dal punto di
vista pratico, invece, ciascun intervento ricostruttivo
prevede sempre gli stessi passaggi che sono:
1.
l’ORTOPLASTICA: consiste nel denudare completamente il
pene dalla cute circostante allo scopo di correggere qualunque
forma di incurvamento dopo averlo verificato mediante
l’erezione artificiale; in rari casi il piatto uretrale
contribuisce a determinare l’incurvamento dell’asta e pertanto
si rende necessario sezionarlo per risolvere l’incurvamento;
questa manovra, ovviamente, preclude l’utilizzo del tessuto
uretrale nativo nell’uretroplastica.
2.
l’URETROPLASTICA: volendo riassumere i principi
fondamentali alla base di tutte le tecniche descritte,
l’uretra può essere ricostruita mediante: a) la tubulizzazione
del piatto uretrale esistente; b) l’uso di lembi
vascolarizzati di tessuti vicini all’uretra nativa stessa; c)
procedure di avanzamento del meato ipospadico; d) uso di lembi
liberi di mucosa buccale [quando non c’è disponibilità di
tessuti vicini all’uretra o nei reinterventi dovuti ad
insuccesso della precedente ricostruzione]. La mucosa buccale
risulta molto adatta a questo scopo data la sua disponibilità,
la facilità del prelievo e la sua adattabilità e resistenza in
un ambiente diverso dalla bocca.
3.
la GLANDULOPASTICA: i lembi laterali del glande vengono
mobilizzati e ruotati ventralmente per coprire la neo-uretra
distale in modo da riportare le parti che divergono
lateralmente verso la linea mediana e ridare al glande stesso
una forma più conica e più vicina al normale.
4.
la PLASTICA DELLA CUTE: l’eccesso di cute sulla parte
dorsale del pene viene mobilizzato verso la parte ventrale
deficitaria per consentire la copertura dell’asta nelle sede
della ricostruzione uretrale.
Nel post-operatorio viene
generalmente usato un catetere uretrale (o altri tipi di
derivazione urinaria) per consentire il drenaggio della
vescica per tutto il tempo necessario alla guarigione dell’uretroplastica,
salvo nelle forme più distali.
Nei casi in cui l’ipospadia
si presenti associata ad inversione penoscrotale l’intervento
di trasposizione viene generalmente eseguito in un tempo
successivo a quello dell’uretroplastica in quanto le incisioni
necessarie a questa procedura potrebbero compromettere il
peduncolo vascolare dei lembi cutanei usati per l’uretroplastica.
In genere questa seconda procedura viene differita di almeno 6
mesi per consentire lo sviluppo di vasi collaterali.
Nella maggioranza dei casi
la riparazione dell’ipospadia viene eseguita mediante un
singolo intervento. Tuttavia, nei casi in cui esista un
eccessivo incurvamento (che renda necessaria la sezione del
piatto uretrale) o quando ci sia carenza di cute circostante o
ci si trovi di fronte ad un pene di piccole dimensioni è
consigliabile eseguire la ricostruzione in due stadi: nel
primo viene affrontata la correzione dell’incurvamento
ventrale e si procede alla trasposizione di tessuto (cute o
altro lembo libero) sulla faccia ventrale del pene, e nel
secondo (quando si sia avuto il completo attecchimento del
tessuto trasposto) si procede all’uretroplastica e alla
glanduloplastica vere e proprie.
Sebbene non esista una terapia
medica per la correzione dell’ipospadia, nei bambini con pene
di dimensioni estremamente ridotte è stata usata una terapia
ormonale adiuvante. Prima di procedere all’intervento
correttivo viene somministrato testosterone (mediante
iniezioni intramuscolari o mediante una crema applicata
localmente) o gonadotropina corionica umana (hCG) che
favoriscono la crescita del pene. Secondo alcuni autori tale
trattamento migliorerebbe anche l’incurvamento diminuendo così
la gravità dell’ipospadia. Questo approccio non viene però
condiviso da tutti in quanto la somministrazione di androgeni
in epoca prepuberale potrebbe inficiare la crescita definitiva
del pene alla pubertà.
COMPLICANZE
Nell’immediato
post-operatorio
L’edema locale e
piccole perdite di sangue si verificano quasi sempre e non
devono destare alcuna preoccupazione. È raro che si verifichi
un sanguinamento postoperatorio e in questi casi la sola
medicazione compressiva è sufficiente a risolvere il problema;
è molto improbabile che si debba reintervenire chirurgicamente
per evacuare l’ematoma e trattare la fonte del sanguinamento.
L’infezione post-operatoria è altrettanto rara al giorno
d’oggi dato l’uso routinario di un’adeguata preparazione della
cute e della terapia antibiotica preoperatoria che viene
generalmente mantenuta fino a quando il catetere urinario
rimane in sede.
A lungo termine
Fistola: il
formarsi di un tramite fistoloso tra l’uretra ricostruita e
l’esterno è uno dei problemi principali che ci si trova a
fronteggiare nella chirurgia dell’ipospadia. L’incidenza di
fistola uretro-cutanea negli interventi in tempo unico si
aggira intorno al 10% ma può aumentare fino al 40% nelle
ricostruzioni più complesse o nei reinterventi. È molto raro
assistere alla chiusura spontanea di una fistola e la sua
riparazione richiede un nuovo intervento che miri alla
chiusura con molti strati di lembi cutanei ottenuti dal
tessuto vicino.
Stenosi del meato
uretrale: una complicanza di questo tipo può passare
inosservata nell’immediato post-operatorio in quanto il
catetere uretrale può mascherare il problema. Tuttavia la
presenza di un sottile getto urinario associato a sforzo
durante la minzione generalmente richiede una revisione
chirurgica del meato.
Stenosi uretrale:
le stenosi possono verificarsi a lungo termine dall’intervento
e richiedono un’incisione endoscopica, un’escissione di un
tratto di uretra con nuova anastomosi o l’innesto di un lembo
di tessuto libero o peduncolato per ampliare il calibro del
tratto di uretra stenotico.
Diverticoli: la
comparsa di dilatazioni sacculari lungo l’uretra ricostruita
si evidenziano mediante il rigonfiamento della stessa durante
la minzione. Alla loro origine può esserci una stenosi distale
che causa un’ostruzione al deflusso di urina. Talvolta questa
complicanza può verificarsi in assenza di ostruzione distale
come accade nelle ricostruzioni mediante lembi liberi o
peduncolati in cui all’uretra ricostruita manca un supporto
connettivale e muscolare adeguato. Il trattamento consiste
nell’escissione del tessuto uretrale ridondante e nel
riconfezionamento dell’uretra di calibro adeguato.
webmaster Dott.
Emanuele Ausili
(emanuele.ausili@tin.it
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